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RACCONTI
“Questa volta non mi freghi”
Castiglioncello (LI) - 20 Marzo 2017
Questa volta non mi freghi
Castiglioncello, nel mio spot preferito.
Anzi, sul mio scoglio preferito.
Quello dove, nel mese di febbraio, avevo preso le ultime due spigole e dove, qualche tempo prima, avevo anche padellato un bel serrone.
Insomma, uno di quei posti che, per un motivo o per un altro, finiscono per entrarti dentro e che ogni volta ti fanno pensare:
“Qui può succedere qualcosa.”
Quella mattina, mentre mi dirigo proprio verso quello scoglio, decido però di non avere fretta.
La zona è attraversata da diversi canaloni e so bene che, facendo qualche agguato, possono sempre arrivare belle sorprese.
Così comincio a pescare lungo il percorso.
Mi infilo lentamente in uno dei canaloni e avanzo cercando di sfruttare ogni riparo del fondo.
A un certo punto compare un bel muggine.
Non ho molto tempo per pensarci.
Tiro praticamente all’imbracciata.
Sbang!
Lo spiedo in pieno.
Il cefalo è mio.
Lo recupero, lo metto a cavetto e riprendo la pescata.
Qualche altra pinneggiata e finalmente raggiungo il mio scoglione.
Quello che conosco bene.
Quello dove, ogni volta che mi appoggio, rimango con la sensazione che da un momento all’altro possa comparire qualcosa.
Faccio un paio di tuffi.
Niente.
Riprendo fiato e torno giù.
Mi appoggio sullo scoglio e comincio con qualche richiamo gutturale.
Rimango fermo.
Aspetto.
Sono perfettamente consapevole che lì può succedere di tutto.
E infatti succede.
Alle mie spalle, quasi dal nulla, si materializza un branco di serra.
Compatto.
Bellissimo.
Maestoso.
Per un attimo ho la sensazione di aver già vissuto quella scena.
Un vero déjà-vu.
Mi torna immediatamente in mente il serrone che avevo già padellato proprio in quella zona.
Questa volta, però, decido che non mi farò fregare.
Il branco continua a sfilare.
Sono tentato di godermi semplicemente lo spettacolo.
Perché vedere un gruppo di serra muoversi compatto davanti agli occhi è una di quelle immagini che già da sole valgono una pescata.
Ma poi penso:
“No. Questa volta non voglio rimanere con gli occhi pieni e la bocca asciutta.”
Il primo serra mi sfila sulla destra.
Aspetto che mi passi davanti.
Lo seguo.
E quando arriva nella posizione giusta lascio partire il tiro.
Zac!
Preso pieno.
Il pesce ha una breve reazione ma il tiro è buono.
Non riesce nemmeno a sfilare sagola dal mulinello.
So di averlo preso bene.
Ma quello che succede subito dopo è forse la scena che più mi rimarrà impressa di tutta la pescata.
Gli altri componenti del branco non scappano immediatamente.
Rimangono attorno al loro compagno.
Si muovono quasi in una danza.
Per qualche istante ho l’impressione che vogliano salutarlo.
Come se, in qualche modo, stessero ringraziandolo per essersi sacrificato al posto loro.
So bene che probabilmente si tratta soltanto del comportamento naturale del branco.
Ma vissuta lì sotto, in quel momento, la scena ha qualcosa di particolare.
Quasi solenne.
Risalgo lentamente e prendo fiato.
Sono tranquillo.
So che il pesce è preso bene e quindi, per qualche secondo, mi concedo semplicemente il lusso di guardare.
Poi, quando il serra comincia a calmarsi, inizio a recuperare la sagola.
Poco alla volta lo porto verso di me.
Quando finalmente riesco ad afferrarlo, uso il coltello per finirlo rapidamente.
Adesso è definitivamente mio.
Quando una cattura merita, mi piace conservare qualche immagine.
Così faccio un altro tuffo per scattare alcune foto ricordo con il pesce.
Non tanto per mostrare la preda, quanto perché una fotografia, dopo tanti anni, riesce spesso a riportarti esattamente in quel momento.
Quel fondale.
Quello scoglio.
Quel branco che compare alle spalle
Il tiro.
La tensione.
La soddisfazione.
Risalgo finalmente in superficie.
Mi tolgo il boccaglio dalla bocca.
E a quel punto non posso certo dimenticarmi di fare una dedica a un amico.
Il pensiero va subito a Lorenzino.
Fiorentino.
Ponciaiolo.
E quindi, inevitabilmente, parte il grido:
“Lorenzino… puppaaa!”
Una dedica affettuosa, naturalmente.
E così termina la mia pescata.
Con un bel muggine al cavetto, un serra che per me rappresenta una bella cattura e soprattutto con quella sensazione di serenità che soltanto qualche ora trascorsa in mare riesce a regalarmi.
Perché alla fine, almeno per me, è proprio questo il bello.
La cattura conta.
Eccome se conta.
Ma ancora di più conta essere stati lì.
A pinneggiare.
A cercare.
Ad aspettare.
A vivere qualche ora senza pensieri, immersi nel proprio elemento e lasciando fuori dall’acqua tutto il resto.
E se, alla fine, il mare decide anche di regalarti un incontro come questo…
beh, tanto meglio.
Per chi volesse godersi le scene più belle della pescata, di seguito allego oltre alle foto anche il video delle catture.
Buona visione e buon Mare. Sempre.


